Articoli di Giovanni Papini

1907


Franche spiegazioni
(A proposito di Rinascenza Spirituale e di Occultismo)

Pubblicato su: Leonardo, anno V, fasc. 24, pp. 129-143
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Data: aprile-giugno 1907




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   In questo fascicolo del Leonardo fanno lunga mostra di sè articoli occultisti o d'intonazione occultista. So fin d'ora quali e quanti uomini inarcheranno le ciglia e torceranno i musi, meravigliandosi e irritandosi che il Leonardo vada a perdersi nelle tenebrose illusioni della magia. Alcuni scuoteranno, la testa con un po' di pietà per questi poveri giovani rapiti alla vita del senso comune e trascinati nei più allucinanti abissi, «immagini di ben seguendo false» — altri comincieranno a motteggiare e si aspetteranno di leggere nei prossimi numeri le relazioni delle messe nere e i verbali delle esperienze alchimistiche dei miei amici — i più intransigenti, infine, mi tratteranno disdegnosamente da imbecille e mi accuseranno aspramente di aver aperte le pagine del Leonardo alle più irrazionali e fantastiche chiacchierate.
   Ed io accetto volentieri la pietà, il ridicolo e lo sdegno, ma non senza aver detto prima qualche parola che stabilisca la mia posizione intellettuale in questo momento.


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I.

Da qualche anno, in Italia, l'aria spirituale è cambiata. Si sente parlare di rinascite dell'idealismo e dello spiritualismo, di nei idealismi e di nuovi spiritualismi, di risveglio mistico, di ricomparsa della fede, di avvento del regno dello spirito o dell'Uomo Dio, del trionfo della vita interna, del valore e del dominio dello spirito e soprattutto si odono i funebri annunzi del «tramonto del positivismo» e della «morte del materialismo». E non basta; noi vediamo tutti i giorni gente che richiama la nostra attenzione sui problemi dell'anima, sui misteri dell'al di là, sul mondo soprasensibile, sui fenomeni occulti e ormai non si trova più un medico o un fisiologo che si rifiuti di riconoscere come veri ed autentici i cosiddetti fatti medianici o spiritici. Perfino nella religione comincia a manifestarsi un insieme di movimenti quale da tempo parecchio non si vedeva. Moltissimi, anche non credenti, hanno finito col riconoscere l'enorme importanza del fatto religioso e a studiare non solo storicamente ma psicologicamente, i miti, i santi, gli asceti.
   Nella Chiesa Cattolica, nella più antica e venerabile organizzazione religiosa dell'occidente, i giovini voglion riaccostare l'esegesi alla critica storica, la fede alla scienza, il prete all'operaio, e già si va formando, contro l'apologetica tradizionale, puramente razionalista, una nuova apologetica fondata sulla vita morale e non più sulla autorità dei Padri o sul sillogismo di S. Tommaso.
   La filosofia, anche in Italia, accompagna questa specie di voltata brusca della pubblica opinione intellettuale. Il contingentismo spiritualista del Boutroux, lo intuizionismo del Bergson e del Le Roy, il Pragmatismo


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del Peirce, la volontà di credere del James, l'Umanismo dello Schiller, l'idealismo religioso dell'Eucken hanno in Italia studiosi e seguaci.
   A Firenze si sta tentando di dare un fondamento pratico all'idealismo magico di Novalis; a Napoli si sforzano di far rivivere l'idealismo assoluto di Hegel; uno dei nostri, Giuseppe Prezzoltni, sta componendo la Città Interna che sarà per i nuovi spirituali ciò che la Città di Dio di S. Agostino è stata per i cristiani.
   E tutti questi movimenti di cui parlo non sono fatti soltanto di opinioni personali e di parole volanti ma si manifestano nelle forme più tangibili ed anche più pratiche. La formazione di varie società per le ricerche psichiche; il ripetersi sempre più frequente di clamorose sedute medianiche; la diffusione, alcuni anni fa abbastanza grande, della Società Teosofica; la fondazione e lo sviluppo della Biblioteca Filosofica di Firenze (1905); l'apparizione, pure a Firenze, di una chiesa italiana della Christian Science; il tentativo di una colonia mistica e tolstoiana fatto alcuni anni fa presso Roma; la proposta recente della creazione di un Cenobio laico sono i fatti esterni che hanno accompagnato questo ritorno di bisogni spirituali e religiosi fra noi. Ma i segni più evidenti si trovano naturalmente, fra i libri e i giornali.
   Da pochi anni è cominciata, soprattutto per opera di A. Costa e di G. De Lorenzo, la propaganda buddistica. Il Rensi la continua nel Coenobium; l'editore Laterza pubblica la traduzione dei discorsi di Gotama e quella di Kokoro di L. Hearn; e il più serio giornale d'Italia, il Corriere della Sera, ha consacrato tre colonne di prima pagina ad un articolo di Luzzatti sul Buddismo!
   Gli editori hanno seguito abbastanza rapidamente la formazione dei nuovi gusti del pubblico e nelle collezioni del Bocca, di Hoepli, dj Laterza, di Sandron, appaiono


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sempre più numerosi i libri di filosofia, di psicologia, di religione e perfino di vero e proprio occultismo.
   Intanto il Croce e il Gentile hanno iniziata la loro Collana dei classici della filosofia moderna; G. Prezzolini e A. De Rinaldis riprendono quella dei Poetae philosophi et philosophi minores che fu già iniziata con Novalis, ed altre se ne preparano.
   Ma la produzione dei libri non è niente in confronto alle nascite incessanti di riviste di pensiero a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. I metapsichisti, dopo il volontario esilio degli Annali di scienze psichiche hanno avuto 11 loro organo in Luce e Ombra (1901) — i teosofi nella Nuova Parola (1902) — in cui però la teosofia era mascherata da molta letteratura spiritualista, — e ora hanno anche la piccola rivista Ultra (1907). La prima rivista d'idee, nel senso di libera ricerca in ogni direzione, senza l'intenzione di fare nè della filosofia tecnica nè della religione più o meno camuffata, è stata il Leonardo (1903) di cui sono sorte recentemente due imitazioni: il Coenobium (1907) e Prose (1907). Anche fra le riviste strettamente filosofiche c'è stato un po' di movimento: mentre la Rivista filosofica continua modestamente le tradizioni dell'onesto kantiano Cantoni e la Rivista di filosofia e scienze affini seguita a servir da sputacchiera del vecchio Ardigò e dei suoi poveri discepoli, sono comparse due nuove riviste, una delle quali, la Critica (1903) rappresenta l'hegelianismo, rinnovato e ripensato dall'ingegno alacre di B. Croce, mentre l'altra, la Cultura Filosofica (1907) cerca a tentoni una sua strada, combattendo a destra gli hegeliani e a sinistra i positivisti 1.


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   Questa noiosa enumerazione dà, credo, un'idea della vastità della rivoluzione intellettuale che si va compiendo in Italia.
   Io ho messo insieme, veramente, delle cose che nella realtà hanno ognuna un viso proprio, e ho fatto sfilare a due per due idealisti razionali e mistici, cercatori liberi e spiritisti come se facessero tutti parte di uno stesso esercito, ma in realtà non bisogna dar troppo peso alle uniformi e alle bandiere. Tutta questa gente ha dei nemici comuni — cioè gli empirici grossolani, gli pseudo positivisti i metafisici materialisti, gli scienziati presuntuosi, scettici superficiali o sillogistici, vale a dire tutto quel pecorume che si riempie continuamente la bocca colla Scienza e la Ragione e fa della sua ignoranza un argomento contro ciò che non è approvato dai suoi pastori.
   E tutta questa gente ha pure una tendenza comune: l'affermazione dei valori interni contro quelli esterni. Lo studio della vita intima, dei fenomeni religiosi, degli stati mistici, delle tradizioni occulte, mostrano la volontà di riconoscere i problemi spirituali e morali come più importanti di tutti gli altri problemi.
   Malgrado il positivismo importato dall'Inghilterra, l'anticlericalismo importato di Francia e il materialismo importato di Germania, sembra che l'Italia cominci a ricordarsi che nel mondo ci sono anche le anime!

II.

   Questo movimento è certamente vasto e simpatico ma non sono affatto sicuro che sia egualmente profondo e ben guidato. L'interesse e la simpatia che ho per le tendenze ch'esso rappresenta non m'impediscono di vederne


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e lamentarne le mancanze e i pericoli. Se non m'importasse nulla del fine sarei disposto a chiudere, s'io fossi Argo, anche cento occhi sui mezzi ma appunto perchè grande è l'amore che ho per questo programma di restaurazione della vita dello spirito sono profondamente e direttamente interessato nella scelta dei mezzi che posson giovare ad eseguirlo e nella cacciata di quegli alleati e di quei metodi che potrebbero comprometterlo e suscitare fino dal principio una vivace reazione.
   In realtà se noi guardiamo senza troppe tenerezze le origini di ciò ch'è stata chiamata abbastanza impropriamente la «rinascita spiritualista» ci accorgiamo che non tutti i motivi che hanno mosso i leaders o i seguaci sono egualmente spirituali ed elevati. Lasciando da parte il desiderio di guadagni — che pure in qualcuno è stato il mobile maggiore — e quello della notorietà ch'è comune a tutti quelli che fanno e che scrivono noi troviamo fra le ragioni più importanti di certi atteggiamenti e di certe propagande, il bisogno di essere alla moda, di seguire l'ultima corrente, di portare sulle spalle l'ultimo cartellino, di essere, insomma, come franciosamente si dice, «nel movimento». V'è tutta una categoria di uomini i quali seguono le peripezie delle idee come i bellimbusti seguono quelle del taglio dei soprabiti e che sarebbero umiliati se parlassero di un libro «sorpassato» o d'una teoria «tramontata».
   Questi snobs dilettanti di cultura, vere cavallette oscuratrici e distruggitrici di ciò che spunta di nuovo, sono oggi «idealisti», «spiritualisti», «pragmatisti», «occultisti», come dieci anni fa sarebbero stati «positivisti», «monisti», «darwinisti» e «sociologi».
   Su costoro non c'è da contare in nessuna maniera. Essi non fanno che immiserire, volgarizzare e abbassare le idee che sorgono e sulle quali si gettano col loro


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insaziabile appetito delle vivande «dernier cri» e bisogna tenerli lontani colle sgarberie e, se ciò non basta, disinfettare con prontezza le nostre filosofie, ammorbate dai loro escrementi letterari.
   Ad essi son vicini coloro che prendono una nuova dottrina o si danno a studi un po' diversi dal solito e che abbiano qualcosa di misterioso, per offrirsi il godimento di una certa superiorità sui loro compagni ed amici. Seguendo dottrine azzardate od occupandosi di ricerche occulte si acquista ben presto quell'aureola di stranezza, di audacia, di coraggio, di pazzia ch'è necessaria per ottenere l'ascendente sui giovani. Gli occultisti soprattutto amano moltissimo «giocare ai maestri». Ognuno di loro ha la sua mandrietta di discepoli seminiziati o, per lo meno, un discepolo fedele al quale far suggere goccia a goccia il puro latte della sapienza antica o segreta. E bensì vero che gli occultisti raccomandano la morte dell'orgoglio ma essi appunto manifestano la loro superbia nell'insuperbirsi di insegnare che non si deve esser superbi.
   Un'altra causa della improvvisa popolarità di certi studi bisogna cercarla nella domanda crescente di argomenti nuovi sui quali poter scrivere e parlare. Ogni anno aumenta il numero 'di quelli che hanno qualcosa da insegnare al mondo e, per conseguenza aumenta il numero degli scritti consacrati a tutti gli argomenti conosciuti. Chi può trovare un soggetto quasi vergine, un filone abbandonato da scavare è tutto felice. Il misticismo, la religione, la teosofia, lo spiritismo sono stati per molti un pretesto per occuparsi di cose meno comuni della storia letteraria o dell'anatomia e perciò l'aumento di produzione di studi sopra le cose spirituali non è a priori una prova del reale aumento d'interesse sincero per esse.
   Io confesso di avere il sospetto che il movimento di cui parlo rappresenti piuttosto un accrescimento di


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espressione che di vera e profonda elaborazione. Si discorre molto più di certe cose ma si sentono veramente di più? La fabbricazione di prosa spiritualista e mistica è proprio una prova che i fabbricanti siano veramente mistici e spirituali? L'abbondanza dell'espressione letteraria di certi sentimenti non basta a dimostrare che questi sentimenti siano cresciuti. Ci possono essere stati tempi in cui poco si sia parlato di spirito ma in cui gli uomini abbiano vissuto seriamente un'intensa vita interna.
   Le manifestazioni verbali sono certe volte illusorie e provano il contrario di quello che dicono. Si parla molto di clemenza quando regnano i tiranni e di libertà quando si stanno commettendo arbitri. Che importa a me che oggi dieci riviste empiano le loro pagine di «vita spirituale», «cultura interna», «supremazia dello spirito» ecc. se poi quelli che scrivono quelle pagine non sono, nella vita di tutti i giorni e in quello che fanno, veramente diversi da quello ch'essi erano e dagli altri che li circondano? Se le belle parole non si mutano in atti io rimetto nel dizionario le belle parole — se le proclamate differenze di fede non si manifestano in evidenti differenze di vita io mando al diavolo i vostri atti di fede.
   Se le nuove credenze fossero sinceramente sentite se ne dovrebbero vedere gli effetti nella vita e a tutta la predicazione morale degli spiritualisti dovrebbe seguire un miglioramento dei caratteri per lo meno dei predicatori. Invece s'io guardo costoro — e non intendo escluder me stesso — vedo ch'essi continuano all'incirca la stessa vita e che molti di loro sono, come gli altri uomini e come i loro avversari, avidi di lode, presuntuosi, arrivisti, ipocriti, avari, intriganti e, se occorre, anche sensuali. Non tutti e non sempre sono così, ma ben guardando, non molto meno della maggioranza degli


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uomini comuni, ch'essi considerano pur tanto spesso con un tal quale compassionevole disprezzo.

III.

   Ma facciamo pur conto che tutto ciò che ho detto non sia vero. I motivi possono essere sospetti, le espressioni non sincere ma ciò non basta per condannare e rigettare i prodotti di quei motivi e il contenuto di quelle espressioni. Non sempre la disonestà dei padri è una prova contro l'onestà dei figli e un moralista può convertire alla virtù anche non essendo virtuoso. E necessario vedere ciò che dicono e scrivono i «rinati» per giudicare se possiamo andar con loro o lasciarli a mezza strada.
   Questa volta mi occuperò soltanto, data l'occasione che mi fa scrivere questa lunga prefazione, degli occultisti, teosofi e compagni dei quali già ebbi a scrivere nel Leonardo due anni fa 2.
   La psicologia degli occultisti non è stata ancora fatta ma non riuscirebbe priva d'insegnamenti — soprattutto per loro stessi.
   Io non posso farla qui perchè non ho nè tempo nè pagine e d'altra parte i miei pazienti mi negherebbero ogni competenza perchè il loro sistema di difesa consiste nel dire che non si possono giudicare gli occultisti, se non divenendo occultisti, vale a dire acquistando precisamente quei difetti che si tratta di criticare.
   Mi contenterò dunque di accennare due caratteri principali del loro spirito che spiegano in gran parte !e qualità dei loro prodotti.


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   Il primo è la tendenza a spingere all'estremo l'indistinzione e nello stesso tempo la distinzione. Per gli occultisti non ci sono nel mondo che analogie, corrispondenze, affinità, somiglianze. Tutte le differenze sono illusorie, la realtà è unica, noi dobbiamo aspirare all'unità, tutte le religioni non fanno che riflettere più o meno diversamente la stessa rivelazione primitiva, tutte le filosofie dicono le stesse cose.....D'altra parte, quando si tratta d'interpretare dei simboli religiosi, delle mitologie, dei libri sacri, delle metafisiche essi cominciano a veder doppio, triplo, quadruplo e, se occorre, anche settuplo. Non c'è miserabile mito antico che non abbia per lo meno una coppia di significati; ogni versetto della Bibbia o dei libri ermetici ne racchiude un visibilio; ogni lettera dell'alfabeto ebraico, secondo i cabalisti, è pregna di una coorte di sensi occulti; ogni parola sanscrita, soprattutto scritta e pronunciata all'europea, diventa un mantram sacro, un abisso di significazioni misteriose. Tutto il mondo si sdoppia e si stripla dinanzi all'occhio estatico dell'adepto. Dove egli credeva di veder l'immagine di un re, di una mezza luna o di un triangolo egli perviene a leggere i più temuti misteri della tradizione.
   Ma in fondo tutta questa moltiplicazione dei significati non è che un mezzo per dimostrare meglio l'unità. Quando il senso letterale di una leggenda religiosa minaccia di contradire la pretesa unità della rivelazione allora s'inventa un secondo senso, un senso riposto — che è, naturalmente, il «vero senso» — e la pecorella smarrita è ricondotta alla concordia dell'ovile.
   L'altro carattere della mente occultista — assai più grave — è la mancanza quasi completa di senso critico accompagnata da uno sviluppo enorme dell'immaginazione. Chi è abituato a leggere dei libri ben fatti e si accosta a dei libri occultisti sente subito, istintivamente,


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una specie di sfiducia, di diffidenza, osservando l'assoluta mancanza di metodo così visibile in essi. La leggerezza delle affermazioni; la mirabile sicurezza colla quale sono asserite, senza prove, le cose più strane; la mancanza di citazioni precise; l'appello a fonti screditate, lo stiracchiamento dei testi; le citazione incomplete e gesuitiche per avvalorare dei riavvicinamenti arrischiati; l'indeterminatezza del frasario; il tono spesso ciarlatanesco col quale sono enunciate osservazioni banali fanno subito ritrarre indietro il lettore onesto, abituato a trovare nei libri dei fatti sicuri, delle regole precise d'azione e delle teorie concepibili.
   Malgrado ciò si continua a leggere e l'impressione rimane. E non parlo soltanto del menu fretin dei volgarizzatori — parlo anche dei libri di Eliphas Levi e della Blavastky che son reputati, dagli occultisti moderni, come i codici sacri e inviolabili della sapienza occulta. La mancanza di ordine, le volute oscurità, le complicazioni della terminologia, gli accozzi curiosi tra fatti veri e inventati, il caratteristico «odore di falso» che si sente tanto spesso in quei libri fanno dimenticare che forse ci sono in essi anche delle grandi verità. Certamente questi scrittori danno l'impressione di possedere un'immaginazione tutt'altro che comune: basta pensare alla quantità di simboli da loro creati o interpretati, alle ricostruzioni di epoche scomparse, alla creazione di testi misteriosi che nessuno conosceva prima di loro, alle analogie ch'essi riescono a stabilire fra cose lontanissime, alle etimologie fantastiche di cui si servono per accreditarle. Si tratta di un tipo particolare d'immaginazione, piuttosto erudita e filosofica che artistica, ma che pure ha chiari segni di fratellanza colla poesia. Forse gli occultisti sono dei poeti che tentano di far sì che il mondo sia veramente d'accordo con le loro fantasie....


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   Io so da molto tempo ciò che gli occultisti rispondono a queste osservazioni: l'occultismo non può fornire prove dello stesso genere delle dottrine solite e d'altra parte si sottrae al controllo razionale ma può esser solo provato coll'esperienza personale.
   Mi sembra, però, che a queste difese si possa risponder presto. S'è vero che l'occultismo non potrà mai essere che un insieme di affermazioni non dimostrabili perchè scrivere, stampare e diffondere dei libri? Chi scrive dimostra implicitamente l'intenzione di persuadere la gente ed oggi la gente che si occupa di cose intellettuali è avvezzata a voler delle prove, delle citazioni sicure e che si possano riscontrare senza andare nelle grotte del Tibet, della filologia ben fatta, delle testimonianze, delle riprove e simili volgari cose.
   L'intelligenza moderna avrà torto ma le condizioni son queste. Non si può entrare, oggi, nel mondo delle idee, soltanto con delle affermazioni dogmatiche e fantastiche, come non si può andare a far visita a una signora senza colletto e colle mani sporche. Se gli occultisti credono di poter fare altrimenti si sbagliano.
   Quando si vuol entrare in una società bisogna cominciare coll'accettarne le regole. Se essi non vogliono persuadere ma semplicemente comunicare delle verità indiscutibili perchè non si contentano dell'antica tradizione, cioè della comunicazione orale, invece di moltiplicare ogni giorno le edizioni e le traduzioni dei loro libriccioli e dei loro libroni, fatti con l'evidente intenzione di render sempre meno occulto l'occultismo, meno misteriosi i misteri, meno segrete le dottrine segrete? O essi rinunciano alla propaganda oppure si adattano a farla nei modi coi quali può riuscire, altrimenti non si trarranno dietro che delle signore e dei ragazzini.
   Se poi è vero che alla coscienza delle verità occultiste si giunge solo coll'esperienza personale l'unica cosa


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da fare è insegnare le regole precise colle quali possiamo ottenere quelle superiori esperienze ma disgraziatamente i maestri si occupano più di cosmogenesi che di tecnica psicologica e soltanto nei libri di yoga si posson trovare delle norme — non complete — per mettersi in determinati stati d'animo.
   Ma gli occultisti veri a tutto questo non pensano. Essi hanno la fede, la sicurezza, la speranza. Il loro ottimismo li rende ciechi, la loro leggerezza li rende dogmatici; la loro buona fede intolleranti.
   Bisogna vedere l'aria di superiorità soddisfatta colla quale accolgono le difficoltà e l'attitudine di offesi quando si osa mettere in dubbio la «solvibilità intellettuale» di qualcuno dei loro semidei!
   Con tutto ciò si possono anche permettere di essere leggermente anticlericali: l'anticlericalismo è, infatti, una delle forme dello spirito clericale, cioè dell'intolleranza del dogmatismo ottimista. Ciò che soprattutto allontana da loro è la strabocchevole abbondanza delle loro certezze. A sentirli essi hanno assistito alla storia del mondo fin dal primo giorno e son penetrati nel mistero delle intenzioni degli dei e dei profeti. Per gli occultisti non c'è quasi nulla di occulto nel mondo. Credono di saper troppo: ciò mi fa leggermente sospettare che sappiano meno degli altri. Dopo aver letti dieci libri francesi e dieci libri inglesi e aver imparate venti parole sanscrite cominciano a parlare come se avessero nelle tasche interne del loro vestito le soluzioni di tutti i problemi dell'universo, e quando i problemi non esistono li creano apposta per far vedere che hanno pronte le soluzioni anche per quelli.
   Ma in fondo ai loro discorsi se c'è del nuovo non c'è sempre del migliore. Io son ben contento di buttar via le metafisiche materialiste ma non ho nessuna intenzione di sostituirle con metafisiche altrettante cattive


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per quanto spiritualistiche e quando li sento parlare contro i vecchi pregiudizi non posso fare a meno di notare che essi hanno tutte le intenzioni del mondo di sostituirvi dei pregiudizi nuovi. Cambiare per cambiare può essere divertente ma non tutti sono dilettanti o continuano ad esserlo anche quando lo siano stati. Prima di entrare nel regno dei cieli bisogna per lo meno esser sicuri che vai meglio del regno della terra altrimenti non vai la pena di affaticarsi tanto per passare attraverso tutte le crune d'ago della scolastica occulta.

IV.

   E come mai, se penso a tutto ciò, pubblico nel Leonardo degli articoli di occultismo? Le ragioni sono parecchie. Prima di tutto perchè non sono così sicuro delle mie critiche come essi son sicuri delle loro teorie ed io voglio offrire agli altri la possibilità di trovare ciò che io non ho ancora trovato. Per mostrare ch'io non sono nè dogmatico nè intollerante mi presto volentieri a farli conoscere. Inoltre credo sinceramente che nell'occultismo vi siano moltissime cose da utilizzare e che gli scienziati rontiniers e i pensatori ordinari fanno male a disprezzarlo a priorì. Esso allarga, prima di tutto, il nostro pensiero, suggerendoci che noi non viviamo soltanto di questa vita e che non soltanto noi esistiamo nel mondo ma che l'esistenza intelligente è molto più vasta, nello spazio e nel tempo, di quel che noi crediamo. Quando poi si fossero dissociate certe regole pratiche dalle chiacchiere poetiche che vi son mescolate, quando si separassero certe intuizioni e indicazioni profonde dalle cosmogonie poco verosimili che vi hanno costruito sopra si farebbe un utilissimo lavoro di sfruttamento che potrebbe avere una grande importanza per


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l'avvenire dell'uomo. È innegabile che molte cose affermate anticamente dagli occultisti e ch'eran ritenute fandonie sono oggi riconosciute da tutti ed è certo che molte altre cose alle quali la scienza non crede ancora, appunto perchè sono espresse male e mescolate con noiosa zavorra, si potranno trarre dalla buia miniera dell'occultismo. Esso ha il merito di essersi occupato dei modi coi quali si possono cambiar le cose e soprattutto ha fatto intravedere la necessità di una radicale trasformazione dell'anima e sopra le sue traccie si può far molta strada. Se i pensatori e gli educatori sormonteranno la naturale diffidenza che ispirano alla maggioranza le scienze occulte e cercheranno di isolare le parti utilizzabili e di esprimerle con tutte le regole che richiede il pensiero nostro, non c'è dubbio che faranno buoni affari.
   Per incoraggiare questa esplorazione e per dare il buon esempio io dò ospitalità nel Leonardo a scritti di occultismo. Per questa ragione e non per altra perchè professo umilmente di non essere ancor giunto ad accettare tutte le loro credenze e, tanto meno i metodi coi quali cercano di propagarle.
   So bene che ciò non mi salverà nè dalla loro ingratitudine nè dai rimproveri dei loro avversari ma non m'importa.
   Anche questa volta riuscirò ad assaporare l'acre gioia d'esser spiacente a Dio ed ai nimici sui.


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